Intervista del 12/2 a Radio Italia 5

Intervista di Jessica Guiggiani a Enea De Vita ai microfoni di Radio Italia 5, andata in onda il 12/2/2022 su FM 98.8

D: “Oggi è con noi un giovane scrittore fiorentino, Enea De Vita, classe 2001, figlio d’arte che ha avuto come padrino di battesimo Mario Luzi. Autore di ‘Mi Avete Rotto’, è stato il più giovane romanziere del 2019. Cosa significa per un ragazzo così giovane scrivere un libro?”

R:La scoperta della passione per la scrittura è iniziata tre anni fa, quando ancora minorenne ho iniziato a scrivere ‘Mi Avete Rotto’. Lì per lì sembra una cosa normale, non ci si rende conto di cosa sta accadendo, si realizza dopo l’eccezionalità della situazione.

D: “Parlaci del tuo rapporto con la scrittura”

R: Ho sempre letto molto, credo questo sia uno dei motivi principali del mio avvicinamento alla scrittura. ‘Mi avete rotto’ è stato fondamentale, al di là dei contenuti è stata un’esperienza che ha acceso in me la passione, la voglia di scrivere. Per certi versi la pubblicazione del primo libro è stata un punto di arrivo, per tanti altri invece è stato un grande punto di partenza.

D: “Come descriveresti Mi avete rotto ad un potenziale lettore?”

R: È un romanzo autobiografico che racconta un anno in cui sono successe molte cose. Il titolo assume non solo il significato letterale che gli si attribuisce in senso stretto ma vale anche come metafora di un’agitazione interiore. È un grido di aiuto al mondo degli adulti, reo spesso di essere troppo concentrato su di sè per dare attenzione ai giovani. In questo senso ci tengo a ringraziare ancora una volta Dario Nardella e Riccardo Trevisani: l’attenzione ai giovani che nella storia manca in loro l’ho trovata. Mi hanno dedicato uno spazio che non era scontato e non lo dimentico, anche dopo anni.

D: “E la storia come finisce?”

R: Secondo me bene, la storia manda anche un messaggio di speranza e fiducia nel futuro.

D: “A proposito di futuro, so che stai lavorando al secondo libro, cosa puoi dirci in merito?”

R: Il giorno stesso dell’uscita del primo libro mi è stato chiesto se ce ne fosse uno nuovo nel cassetto. La mia risposta, tanto onesta quanto sorpresa per la domanda, fu di no. Non ci avevo ancora pensato. Poi, appena ho concluso il primo ciclo di presentazioni, è scoppiata la pandemia. Mi piace pensare che quando uscirà il secondo libro si potrà parlare di definitiva uscita da questa situazione.

D: “Sarà un giallo?”

R: No, sarà altro. Sono partito con un romanzo autobiografico che ha fatto di me il romanziere più giovane dell’anno, ma ora è necessario fare un passo avanti. Ho tanta voglia di migliorarmi ed arricchirmi e per farlo è necessario esplorare forme e generi narrativi differenti. Il nuovo libro sarà il racconto di una storia di rapporti umani, un romanzo di formazione all’interno del quale ci saranno aspetti pescati da altri generi. Magari un giorno scriverò anche un giallo, visto che studio giurisprudenza…” (ride, ndr)

D: “Sarebbe correlato con il tuo percorso di studi”

R: Sicuramente i miei studi faciliterebbero la stesura di un romanzo giallo, però tra qualche anno, prima devo finire…” (ride di nuovo, ndr).

D: “Chi sono per te gli autori fonti di ispirazione?”

R: Ho letto tutti i libri di Gianrico Carofiglio. Ho avuto la possibilità di incontrarlo e gli ho donato una copia di ‘Mi avete rotto’, che tra l’altro si apre con una citazione del suo romanzo d’esordio, Testimone inconsapevole. Lui mi ha dedicato una copia de ‘La misura del tempo’, libro finalista al Premio Strega. Quello con lui è stato senza dubbio un bel momento. Poi ci sono altri scrittori che mi piacciono, come Maurizio De Giovanni.

D: “Prima di concludere parliamo del tuo rapporto con il teatro, quando possiamo venirti a vedere?”

R:Non so se quella sarà la mia strada, sinceramente non credo. In ogni caso il teatro è stato la vita di mio nonno, è la vita di mio padre, fa parte della mia famiglia. Ho debuttato a Roma al Salone Margherita nel 2018 sotto la regia di un big come Francesco Pingitore, è stata una grande esperienza. Sarò in scena qui a Firenze al Teatro della Pergola martedì 15 e mercoledì 16 febbraio alle 18:15 nello spettacolo ‘Biglietto lasciato prima di non andare via’ su Giorgio Caproni. Sono contento di tornare sul palco dopo lo spettacolo ‘Le poesie di Eduardo’, tenutosi sempre al Teatro della Pergola il 7 e l’8 dicembre 2021. Sarà emozionante.

D: “Grazie Enea di essere stato con me in questo salotto radiofonico. Prima di salutarci vuoi fare una dedica speciale?”

R: Sì, voglio fare una dedica speciale ai miei genitori. Voglio ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per me, più cresco e più mi rendo conto di quanto sia fortunato. Ho alle spalle una famiglia che mi ha fatto crescere nel migliore dei modi, quindi i ringraziamenti vanno a loro.

D: “Belle parole, sei una persona molto gentile ed educata, un ragazzo serio.”

R:È merito loro.

‘Le Poesie di Eduardo’ alla Pergola

Il 7 e l’8 Dicembre 2021 è andato in scena al Teatro della Pergola lo spettacolo “Le Poesie di Eduardo”, nell’ambito del progetto “Per Amor dei Poeti”.

Un recital letterario con durata di un’ora circa in cui il numeroso pubblico ha potuto applaudire le liriche di Eduardo e gli interpreti sul palco. Oltre a Ugo De Vita, attore protagonista e regista, hanno partecipato gli attori Maurizio Brunetti ed Enea De Vita e i musicisti Fabio Consiglio (violino) e Filippo Masi (chitarra).

Foto di scena

Sul giornale “Leggo” la mia lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte

Al Presidente del Consiglio 

Prof. Giuseppe Conte

Caro Presidente,

Mi piacerebbe potermi rivolgere a Lei come “caro Professore”, sono Enea De Vita, iscritto al secondo anno di Giurisprudenza  a Firenze.

Lei sarebbe stato mio docente di “Diritto privato” se la carica e gli impegni istituzionali non l’avessero portata a Roma. 

Le scrivo con umiltà e con stima ma tengo a esternarle la mia posizione, che sono certo sia quella di molti altri studenti. 

Spero potrà leggere queste mie impressioni e magari darmi cenno di una risposta in cui confido. 

Il DPCM appena uscito dispone che il 75% delle lezioni per gli studenti delle scuole superiori dovrà svolgersi a distanza.

Fin da marzo, quando è scoppiata la pandemia, tutti i politici hanno sottolineato quanto fosse importante la riapertura delle scuole per l’anno scolastico 2020/2021.

Il tempo per organizzare il ripristino dell’attività scolastica in presenza è lecito credere ci fosse: chi di dovere ha avuto sei mesi per redigere un protocollo che rendesse chiare a tutti le modalità con cui tale ripresa sarebbe dovuta avvenire.

In questo tempo sarebbe stato opportuno considerare non solo l’orario delle lezioni, ma anche tutto il contorno dell’attività scolastica, a partire dagli ingressi e dalle uscite, perché gli studenti a scuola ci devono arrivare e quasi tutti lo fanno tramite mezzi pubblici, vista anche la 

giovane età che quasi a nessuno permette il possesso della patente.

Questo tuttavia non è stato fatto. 

Alle scuole è arrivato un protocollo sommario, a conferma che ad esse non sia stata dedicata la dovuta attenzione. Gli assembramenti che si sono creati, le cui immagini come lei sa hanno fatto il giro del web, hanno portato al ritorno alla D.A.D.

Questo è un fallimento che va a discapito degli studenti. 

La situazione attuale è lo specchio di una politica che rispetto ai giovani esprime lusinghe e “belle parole” senza mai realmente considerarli, senza puntare su di loro, senza porre le basi per un’istruzione che li renda un domani 

uomini consapevoli di dove vivono e di ciò che li circonda.

Il ripristino quasi totale (75%) della didattica a distanza significa che si ritornerà ai computer e ai tablet, ai ragazzi che collegati alla lezione terranno le videocamere spente, facendo altro, con la voce dei professori che si disperderà negli amplificatori dei dispositivi elettronici.

Così si perderà anche la funzione strettamente didattica della scuola, con gli studenti che studieranno meno grazie alla consapevolezza che la situazione renderà più difficili eventuali sospensioni del giudizio o bocciature, perché le valutazioni sulle quali si basavano tali provvedimenti non sono più attendibili come prima.

I compiti in classe fatti a distanza sono tutti “falsati”, anche gli studenti più corretti un minimo “barano” e lo sanno gli stessi docenti. 

Le altre funzioni della scuola invece non erano state neppure ripristinate.

Sì, perché la scuola non è solamente didattica, con un soggetto che spiega una materia e altri che apprendono, ma è molto di più. La scuola insegna a vivere, infatti le lezioni che meglio si ricordano dell’esperienza liceale sono insegnamenti di vita, più importanti degli argomenti delle singole interrogazioni.

La scuola è imparare a stare vicino al compagno di banco “antipatico”, perché nella vita si incontrano tante persone e solo alcune di queste sono sulla stessa nostra “lunghezza d’onda”. 

La scuola è il rapporto tra l’alunno e il professore in tutte le sue sfumature, dal ragazzo che non sente riconosciuto il proprio valore a quello che invece vede nell’insegnante un modello.

La scuola consiste nei sorrisi dei bei voti ai compiti difficili, nei caffè con gli amici a ricreazione e nei baci dati in corridoio tra i primi amori.

La scuola serve perché spesso ciò che si trova una volta usciti dalle mura amiche del liceo o degli istituti tecnici può essere ricondotto a dinamiche scolastiche sulle quali “ci si è fatti le ossa”.

Oggi i giovani forse sono contenti perché “passare sarà più facile” e non si rendono conto di ciò che stanno perdendo, ma gli adulti dovrebbero capirlo.

E chi ha sbagliato si dovrebbe assumere le proprie responsabilità.

La ringrazio anticipatamente della Sua attenzione

Enea De Vita 

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