MI AVETE ROTTO (2019)

La storia di un ragazzo di Firenze, la città e le sue meraviglie, la piazza dove ci si trova alla sera: giornate che passano veloci, desideri, rabbie, amicizie, amori.
L’adolescenza tra i campi di calcio e i banchi del liceo, il web e le ragazze, l’ansia e la paura, prima di un incidente, poi di un secondo, ma non è il ritorno allo sport e alla vita di ogni giorno, preziosa nella sua ordinarietà, l’oggetto del racconto.
Perché intanto queste pagine rivolgono domanda al mondo degli adulti: la famiglia, la scuola, educatori ed allenatori che si succedono nel valzer malinconico del calcio dilettantistico, coi genitori minacciosi dalle tribune al sabato e prodighi durante la settimana coi dirigenti.
E così questa “cartolina” sorprende e allarma, mostra prospettive inedite, perché con le domande viene persino qualche risposta e sono le parole di nati dopo il duemila.
Disincantati e rabbiosi, senza più passione, più preparati e consapevoli di coloro che li hanno preceduti ma inquieti, dialoganti con accessori tecnologici che li hanno fatti più grandi ma anche più fragili, con il mondo virtuale e i suoi pericoli, il bisogno di essere in “gruppo” e la difficoltà di farsi capire dagli adulti che sono presi tutti indistintamente dal “riparare” la propria vita.
Facile prevedere che a leggerlo saranno genitori e figli, bello pensare che magari possa nascerne dialogo.
